QUEERIZZARE LA DIFFERENZA DI SPECIE

N.B. Data la lunghezza del saggio qui presentato, la pubblicazione verrà divisa in due parti.

 

QUEERIZZARE LA DIFFERENZA DI SPECIE

di Corinne Teed

Non si estinguono solo le specie, ma le parole, i gesti e le frasi dell’umana solidarietà.

                                                                                              Félix Guattari

                                                                                              Le Tre Ecologie

INTRODUZIONE
Nell’utilizzare il queer per indagare la differenza di specie, il mio lavoro esprime un desiderio utopico di affinità interspecifiche incarnate. In esso affronto le ferite dello specismo e le distruttive conseguenze epistemologiche dell’umanesimo, sia sulle comunità ecologiche marginalizzate che sulle comunità umane marginalizzate. Indago la modalità queer in cui si articolano le relazioni ecologiche e interspecifiche, in cerca di straordinari affetti post-umani. Attraverso la raccolta e il riorientamento di racconti e ritratti queer, mi propongo di reinscrivere e riposizionare il corpo queer e il corpo animale in un paesaggio post-coloniale. Attraverso scambi inter-soggettivi, il mio lavoro intende interrompere, smontare e poi rifondare idee relative all’essere queer e all’animalità, evitandone, al tempo stesso, ogni definizione essenzialista.

Confrontarsi con la soggettività animale e comprenderla rimane un atto utopico nella società occidentale contemporanea. La filosofia umanista e il pensiero scientifico hanno tagliato fuori l’animale dal mondo del sentimento, della soggettività e della comunicazione. A proposito dell’ascesa storica del pensiero scientifico nella società occidentale, Akira Mizuta Lippit scrive che “l’animale, il soggetto rappresentativo della natura, non è più [interpellato] dall’umanità.”[1] Questa messa a tacere del mondo animale nella società occidentale si verifica in contemporanea con una drastica, e spesso irreversibile, devastazione dell’ambiente naturale da parte degli umani. In questo momento storico, in cui le specie sono in via di estinzione e la biomassa fisica e la diversità degli animali diminuiscono rapidamente, è fondamentale interrogarsi sulla soggettività animale e sulle relazioni interspecifiche. Il mio lavoro si domanda: a quale esito potrebbe portare  una comprensione più dinamica delle soggettività animali – umane e non umane? Per approfondire ulteriormente le basi ermeneutiche del mio lavoro creativo, utilizzerò le teorie di “animacy” formulate da Mel Chen, gli scritti di José Esteban Muñoz sulle utopie queer, il concetto di “naturacultura” illustrato da Donna Haraway e il lavoro di Catriona Mortimer-Sandilands sulla melanconia queer al tempo della devastazione ambientale.

La scelta di mettere in evidenza il legame comune esistente tra esperienza queer e mondo animale ha un passato ambiguo. Le connotazioni relative agli animali selvatici e alla selvaticità rimangono per lo più negative. Gli atti sessuali umani codificati come devianti sono spesso descritti come “animali” e “bestiali”. Nel libro Animacies: Biopolitics, Racial Mattering, and Queer Affect, Mel Chen usa le teorie dell’animacy per smantellare la logica delle soggettività gerarchiche incorporate nel tardo capitalismo. Chen si interroga sulla modalità attraverso la quale l’animacy è implicata nella distribuzione del potere politico tra queer, persone di colore, persone disabili, animali e oggetti. L’interesse di Chen per il concetto di animacy non è solo legato alla formazione dell’identità, ma anche alla relazionalità, poiché “l’animacy ha la capacità di riscrivere le condizioni di intimità, generando nuove idee di comunità e rinnovando la sfera biopolitica.”[2] Chen definisce queste nuove intimità come irregolari ed essenzialmente queer, e descrive la ‘queeritudine’ come “formazioni sociali e culturali di ‘affiliazioni improprie’, per cui essere queer potrebbe ben descrivere una serie di soggettività, intimità, esseri e spazi situati al di fuori dell’eteronormatività.”[3]

Mentre le ‘affiliazioni improprie’ descritte da Chen sono illimitate, il corpus del lavoro qui presentato prende in esame la potenzialità insita nell’inclusione degli animali in una comunità biopolitica pensata ex novo. Il mio lavoro si propone di esplorare queste affiliazioni improprie e queer. Tali affiliazioni inter-soggettive possono reinscrivere la formazione dell’identità, sia delle comunità animali emarginate che delle comunità umane marginalizzate. Le narrazioni queer vengono ricollocate in una comunità multispecie impegnata politicamente, nella speranza di scardinare la gerarchia intrinseca alle prospettive umane dominanti sulla soggettività animata.

RELATIONALITY (WITHIN OUR GRASP)

La serie di stampe e l’animazione inclusa in Relationality Within Our Grasp, danno l’avvio alle mie esplorazioni estetiche sia della relazionalità queer che di quella interspecifica. Sperimento, attraverso potenziali interpolazioni e rifrazioni, l’intersecarsi e interagire di queste relazionalità. Queste esplorazioni si fondano su di un profondo rispetto per entrambe le culture, queer e naturali. Introdotto da Donna Haraway nel suo libro del 1991 Simians, Cyborgs and Women, il sostantivo “naturacultura” interrompe il binarismo esistente tra i due termini all’interno delle ideologie occidentali. Il concetto ibrido di naturacultura non riconosce soltanto la soggettività dei soggetti non umani, ma anche i loro saperi, ricchi e complessi. Il suo potenziale generativo è presente in tutto il corpus del mio lavoro. Inoltre, il concetto dell’esistenza di “zone di contatto” elaborato da Haraway, in cui “corpi e significati differenti si modellano vicendevolmente [4]” riecheggia nelle mie composizioni. Questo lavoro si sforza di articolare tale rifrazione dell’identità nelle zone di contatto interspecifiche.

L’animale umano e l’animale non umano coesistono nelle stampe in una diversità di commistioni che esplorano l’intersezione di tenerezza, gioco e potere esistenti nelle culture queer e naturali. Attraverso i ritratti, equiparo gli affetti queer a quelli delle nature-culture animali.

All’origine di queste esplorazioni estetiche, la stampa Queer Menagerie (Silver Fox, Bear, Young Buck, Cougar, Otter, Chickenhawk) realizzata nel 2012, propone delicati disegni litografici di archetipi animali relativi alle identità sessuali queer. Queste identità segnano il punto di partenza del mio lavoro. Molte di queste figure sono spesso utilizzate, nella cultura queer, per esplicitare interessi sessuali, tipi fisici e/o pratiche sessuali. Nel realizzare le teste degli animali prive di occhi, evidenzio la questione dell’animacy. Che cosa anima queste identità sessuali simboliche?

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Queer Menagerie (Silver Fox, Bear, Young Buck, Cougar, Otter, Chickenhawk) 2012

Le intimità queer sono ulteriormente ritratte nel lavoro coevo On Tenderness, una litografia raffigurante due uomini stretti l’uno all’altro. La resa delle figure ne sottolinea l’animalità umana, attraverso una raffigurazione altamente dettagliata dei peli sul corpo. La cultura queer celebra spesso la peluria del corpo, incoraggiando associazioni con il mondo animale attraverso gli archetipi sessuali raffigurati in Queer Menagerie.

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On Tenderness,  2012

Per approfondire la mia comprensione delle zone di contatto postulate da Haraway, ho esplorato rappresentazioni figurative di ibridazioni uomo-animale. Nella stampa calcografica Alliances, realizzata nel 2013, una figura umana queer, circondata da una moltitudine di altre specie di mammiferi, sviluppa zampe animali. L’ibrido uomo-animale fissa direttamente il pubblico, in un confronto imperturbabile che esprime fiducia nelle figure scelte per l’alleanza interspecifica. In questo lavoro, il gioco di prospettiva rappresenta un ambiente surreale, di figurazione e immaginazione in contrapposizione con l’ibrido del mondo reale. Sebbene le raffigurazioni ibride appaiano raramente nel mio lavoro, Alliances fornisce una metafora momentanea, un accoglimento dell’immaginifico.

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Alliances, 2013

Nel proseguire la mia sperimentazione attraverso la rappresentazione di zone di contatto metaforiche e affettive tra le specie, ho cominciato a realizzare stampe basate sulla rappresentazione del queer wrestling. Come ha scritto Roland Barthes nel saggio “The World Of Wrestling,” i gesti del wrestling sono una celebrazione dell’eccesso.[5] In queste stampe esploro i gesti eccessivi e queer nel gioco/spettacolo del wrestling, allineando questa performance a quella delle nature-culture animali. Nella litografia del 2013 Negotiations le teste teneramente ritratte di due cervi si sovrappongono alle immagini fotografiche di lottatori queer. I due cervi hanno le corna intrecciate, mentre i musi si piegano in una morbida carezza. Mentre questa posizione è spesso interpretata come quella di due maschi in lotta per il predominio in una gerarchia riproduttiva, Negotiations spinge lo spettatore a mettere in discussione le sfumature del rapporto apparentemente tenero tra i due cervi e, per associazione, la relazione tra i lottatori. Come specie, il cervo dalla coda bianca esprime una serie di comportamenti e intimità omosessuali. In questa stampa, i lottatori queer e i cervi tracciano attraverso un movimento oscillante un’interpolazione, in quanto fuorilegge emotivi emarginati dallo specismo e dall’eterosessismo, suggerendo il potenziale di solidarietà affettiva in un mondo che spesso cerca di addomesticare e mettere a tacere le loro esperienze. I cervi assimilano le figure umane nei loro corpi e le loro soggettività animali sono privilegiate rispetto a quelle degli umani.

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Negotiations, 2013

Nella litografia del 2014 The Lodge, vediamo nuovamente i lottatori ospitati all’interno di una tana di castoro. Come specie, i castori resistono in Nord America sebbene il commercio di pellicce dei primi anni del diciannovesimo secolo ne abbia quasi decimato la popolazione. I rifugi, costruiti collettivamente, manifestano la loro perseveranza in un panorama post-coloniale e offrono un riparo, letterale e metaforico, ai lottatori. Chi osserva riceve dunque un assaggio del loro mondo privato, liberato dalle forze esterne dell’eteronormatività e delle relazioni tardo capitalistiche.

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The Lodge, 2014

I lottatori queer rappresentati in The Lodge e Negotiations sono letteralmente animati in Relationality: Within Our Grasp, e si alternano sullo schermo con due volpi, impegnate in una scaramuccia scherzosa.

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Da Relationality: Within Our Grasp

L’animazione, prodotta con una rotoscopia eseguita a mano di disegni a matita grassa e monotipi tracciati, alterna le due coppie di lottatori. Questa sovrapposizione comprende un’altra zona di contatto, che indaga le possibilità della feralità liberatoria – un senso di libertà sessuale che la sessualità queer ha faticato per recuperare in un mondo omofobico. Con i lottatori in movimento, sperimentiamo più pienamente i concetti barthiani di eccesso e l’accoglimento delle incarnazioni queer di eccesso (ovvero il sesso a scopo non riproduttivo) nella società eteronormativa. La litografia di accompagnamento Untitled (Foxes) fornisce un ritratto più intimo delle volpi che lottano. La resa dettagliata nel disegno ritrae e approfondisce ulteriormente la profonda tenerezza verso le nature-culture animali.

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Untitled (Foxes), 2013

Nel suo complesso, il lavoro Relationality (Within Our Grasp) esplora le articolazioni estetiche delle zone di contatto, e si domanda che cosa si può ottenere dal riflettere la ‘queeritudine’ attraverso e a fianco delle nature-culture animali. In questo lavoro comincio ad approfondire le questioni relative alle identità umane queer e devianti non tramite una reazione anti-relazionale (un’identificazione attraverso la differenza rispetto a una società etero), ma un’ecologia multi-relazionale.

ANIMAL CHATZ: DIALOGUES OF QUEER MELANCHOLIA

Animal Chatz esplora le espressioni queer della melanconia in un periodo storico caratterizzato da specie in pericolo e trauma ecologico. Il progetto prende le mosse dalla domanda: in che modo i soggetti marginalizzati nel tardo capitalismo integrano lo stato di perenne violenza eco-sociale? Il video simula conversazioni su Skype tra soggetti umani queer e soggetti animali, come fosse una comunicazione fra amici distanti. Ai partecipanti al progetto è stato chiesto di scegliere una specie animale con cui conversare e la conversazione che ne è risultata è stata registrata tramite Skype.

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Animal Chatz still (Claire and Pika), 2013

Per la maggior parte del tempo, il video mette chi osserva nella posizione dell’animale, come se il pubblico fosse l’animale a cui ci si rivolge. Il/la partecipante uman* domina l’immagine, incorniciato dal senso di intimità e dalla natura amichevole degli scambi via Skype, mentre il/la partecipante animale appare nel piccolo riquadro in basso nello schermo. Verso la conclusione del video, i ruoli vengono scambiati. In un silenzio interrotto solo dal sospiro umano e dal rumore atmosferico delle conversazioni di Skype, i musi degli animali dominano l’immagine, mentre i loro compagni umani si spostano nel piccolo riquadro in basso nello schermo. Questa sezione meditativa rivela, in maniera più visivamente esplicita, quell’intimità sentita con gli animali che i/le partecipanti uman* hanno articolato in maniera riflessiva nel corso di tutto il video. È importante notare che nessuna delle conversazioni è stata preparata e tutte le parole sono risposte spontanee e sincere delle/i partecipanti ai loro compagni animali.

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Animal Chatz still (Vulture and Art),  2013

Nel saggio “Melancholy Natures, Queer Ecologies,” Catriona Mortimer-Sandilands si interroga sul luogo del lutto nel corso della devastazione ambientale. Collega la nostra incapacità di rattristarci con la nostra incapacità di assumerci responsabilità per l’ambiente. I rapporti tardo capitalistici con la natura sono trincerati in quella che Mortimer-Sandilands definisce “nostalgia della natura”, la quale nega attivamente il lutto ambientale.[6] La nostalgia della natura favorisce la sussunzione della devastazione ambientale all’interno del capitalismo globale, attraverso fenomeni quali l’ecoturismo nelle ultime zone selvagge o documentari su paesaggi e culture precarie. Facendo riferimento alle teorie di Freud sulla melanconia, Mortimer-Sandilands la definisce come “uno stato di lutto sospeso in cui l’oggetto della perdita è molto reale, ma psichicamente ‘non degno di lutto.'”[7] In una società dominante che non riconosce pienamente gli animali e la terra stessa come degni di lutto, in che modo affrontano il lutto le comunità represse ed emergenti?

blackbear.png

Animal Chatz still (Black Bear and Katie), 2013.

Provare sentimenti di lutto per ciò che non è degno di lutto, desiderare un processo di lutto “vivendo in una cultura che trova quasi impossibile riconoscere il valore di ciò che si è perso”, ha forti affinità con la storia e la teorizzazione queer.[8] Durante l’epidemia di AIDS, le persone queer si sono trovate ad affrontare una tragedia nell’ambito di una cultura che disprezzava ciò che avevamo perso. L’artista David Wojnarowicz ha scritto: “quando mi dissero che avevo contratto il virus non mi ci volle molto a capire che avevo contratto allo stesso tempo una società malata”.[9] All’interno di molti filoni di ricerca queer, la melanconia è stata riformulata non in quanto processo di lutto non andato a buon fine, ma come processo che viene integrato all’interno del sé affettivo e politico, determinando il rapporto con il mondo esterno. Questo è un aspetto essenziale dell’ecologia queer, che “[incorpora] l’esperienza di un ‘mondo di ferite’ in una posizione etica che resiste, piuttosto che favorire, la feticizzazione.” [10] In una cultura insensibile ai cambiamenti climatici, spesso incapace di relazionarsi con la potenza della retorica della devastazione incombente, questa posizione etica interrompe la pratica dell’indifferenza incoraggiando quella del coinvolgimento emotivo e della vulnerabilità.

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Animal Chatz still (Roy and Blue Whale), 2013

Nella conversazione con la balenottera azzurra, Roy dichiara: “Credo che la natura del nostro rapporto sia che siamo così lontani l’uno dall’altra, che tanto del nostro rapporto è pura fantasia.” E tuttavia, i/le partecipanti riconoscono l’utilità di tale fantasia e dei desideri utopici per il mondo animale. Roy poi continua: “quando penso al motivo per cui è importante che ci aggrappiamo l’uno all’altra, è perché non c’è nessun altro a prendersi cura di noi. Per quell* di noi che sono queer, bizzarr*, stran* o senza famiglia – noi ci siamo. Anche se è solo l’idea di un “noi”, è tutto.” L’etica della cura e della connessione di Roy mette la balenottera azzurra al centro di un’ecologia di empatia e sopravvivenza. Questa rappresentazione degli animali nell’immaginazione di un mondo queer è fatta di interdipendenza, attraverso la quale gli animali forniscono un senso di sostegno e solidarietà ad un gruppo di esseri umani le cui vite sono spesso caratterizzate da esperienze di emarginazione e isolamento.

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Animal Chatz still (Black Bear and Katie), 2013

Questa continua alternanza tra realtà ed immaginazione di un’affinità interspecifica si manifesta continuamente in tutto il video. Katie confessa ad un orso nero “so che non ti importa di me. So che non ti importa nulla di me. Che non mi pensi nemmeno. Qualcosa, da qualche parte dentro di te deve provare qualcosa per me, un senso di me, perché so che siamo connessi da molto tempo. Ma non ci pensi, non ti passa per la testa, non dà un senso alla tua giornata.” Con l’avanzare del video, i/le partecipanti uman* riflettono ulteriormente sulla distanza esistente tra sé e i loro compagni animali. Parlando con un avvoltoio, Art afferma: “Non ho sentito la tua voce per così tanto tempo, o forse mai, e penso che il tuo silenzio sia ciò che mi preoccupa più di ogni altra cosa. C’è qualcosa nel tuo tacere e nell’attendere con così tanta pazienza che mi rende nervoso, e penso che mi renda consapevole di tutti i modi in cui anch’io sono in attesa.” Queste espressioni dimostrano un intenso riconoscimento, anche a distanza, dei modi in cui la naturacultura e l’esistenza animale influenzino le modalità di creazione delle identità e delle realtà emotive dei/lle partecipanti queer.

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Animal Chatz still (Art and Vulture), 2013

La cultura americana è caratterizzata da un’informazione incessante sulla massiccia distruzione del mondo naturale. Tuttavia, la cultura pubblica del lutto è marginale. La Natura è romanticizzata in un contesto sociale di perdita, che presenta pochi riti condivisi attraverso i quali affrontare il peso della distruzione. Animal Chatz impiega il fenomeno digitale contemporaneo delle chat video come piattaforma per espressioni del lutto e della perdita. Attraverso un dialogo interspecifico simulato, i/le partecipanti confessano le proprie “parentele proiettate”. Queste parentele confessate, mostrate collettivamente, rivelano una cultura emergente del lutto collettivo. La vulnerabilità intrinseca alle conversazioni partecipate rivela la volontà dei partecipanti di abbracciare il “mondo delle ferite”, centrale in questo momento storico di ecocidio e di cambiamenti climatici.

Mortimer-Sandilands delinea la melanconia queer come costituita da un ambiente caratterizzato dall’omofobia. Nella melanconia queer, non viene solamente riconosciut* l’amat*, ma anche l’esistenza dell’amore in risposta a una cultura che non consente e non riconosce le intimità queer. Questa melanconia non è fondata sull’evasione, ma al contrario su di una accettazione radicale, uno sguardo onesto su di un paesaggio devastato. Animal Chatz termina con lo sfogo distopico di Roy nei confronti della balenottera azzurra “Mi fa davvero piacere aver vissuto nel mondo mentre anche tu vivevi nel mondo, e aver avuto la fortuna di condividere assieme a te il tempo che abbiamo condiviso. E mi rende triste sapere che nessun altr* potrebbe avere questa fortuna un giorno. Ma almeno io ho potuto. E credo sia giunto, per me, il momento di lasciarti andare”. Questo momento del video, lento e partecipato, rappresenta il dolore autentico per una specie in via di estinzione. Come scrive Judith Butler in Vite precarie, “Il dolore dà vita a un senso complesso di comunità politica”[11] e possiede un potenziale trasformativo nei termini della creazione di un’agentività politica. Il dolore fornisce il potenziale per motivare le persone all’azione, e superare la compiacenza radicata all’interno del sistema capitalistico.

Nei parallelismi tracciati da Mortimer-Sandilands tra l’intima devastazione legata al trauma dell’AIDS e quella legata alla distruzione ambientale, tutto ciò che ci resta è la difficile situazione del futuro. Mortimer-Sandilands sottolinea l’importanza di un’attiva condivisione del lutto e il potenziale trasformativo della melanconia. Animal Chatz non fornisce soltanto un esempio incarnato di melanconia queer, ma anche un’utopica prova generale di vulnerabilità e denuncia.

[CONTINUA].

[1] Akira Mizuta Lippit, Electric Animal: Toward a Rhetoric of Wildlife.  (Minneapolis: University of Minnesota Press, 2000), 19.Mel Y. Chen, Animacies: Biopolitics, Racial Mattering and Queer Affect. (Durham: Duke University Press, 2012), 3.

[2] Mel Y. Chen, Animacies: Biopolitics, Racial Mattering and Queer Affect. (Durham: Duke University Press, 2012), 3.

[3] Chen, Animacies, 104.

[4] Haraway, Donna, When Species Meet (Posthumanities).  (Minneapolis: University of Minnesota Press, 2007), 4.

[5] Barthes, Roland, Mythologies, trans. Richard Howard e Annette Lavers (New York: Hill and Wang, 2012).

[6] Mortimer-Sandilands, Catriona, “Melacholy Natures,” in Queer Ecologies: Sex, Nature, Politics, Desire, ed. Catriona Mortimer-Sandilands et al. (Bloomington: Indiana University Press), 332.

[7] Mortimer-Sandilands, “Melancholy Natures,” 333.

[8] Mortimer-Sandilands, “Melancholy Natures,” 333.

[9] As quoted in Cynthia Carr A Fire In My Belly: The Life and Times of David Wojnarowicz, (London: Bloomsbury, 2012), 231.

[10] Mortimer-Sandilands, “Melancholy Natures,” 334.

[11] Butler, Judith, Precarious Life: The Powers of Mourning and Violence (London: Verso, 2004), 22.

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